Codice deontologico

 Il Codice deontologico dell'Infermiere

 Approvato dal Comitato centrale della Federazione  e dal Consiglio nazionale degli Ordini delle Professioni infermieristiche
riunit
i a Roma nella seduta del 12 e 13 aprile 2019

 

Capo I  

 Principi e valori professionali

 Art. 1 – Valori
L’Infermiere è il professionista sanitario, iscritto all’Ordine delle Professioni Infermieristiche, che agisce in modo consapevole, autonomo e responsabile.
È sostenuto da un insieme di valori e di saperi scientifici.
Si pone come agente attivo nel contesto sociale a cui appartiene e in cui esercita, promuovendo la cultura del prendersi cura e della sicurezza.

 Art. 2 – Azione
L’Infermiere orienta il suo agire al bene della persona, della famiglia e della collettività.
Le sue azioni si realizzano e si sviluppano nell’ambito della pratica clinica, dell’organizzazione, dell’educazione e della ricerca.

 Art. 3 – Rispetto e non discriminazione
L’Infermiere cura e si prende cura della persona assistita, nel rispetto della dignità, della libertà, dell’eguaglianza, delle sue scelte di vita e concezione di salute e benessere, senza alcuna distinzione sociale, di genere, di orientamento della sessualità, etnica, religiosa e culturale.
Si astiene da ogni forma di discriminazione e colpevolizzazione nei confronti di tutti coloro che incontra nel suo operare.

 Art. 4 – Relazione di cura
Nell'agire professionale l’Infermiere stabilisce una relazione di cura, utilizzando anche l'ascolto e il dialogo.
Si fa garante che la persona assistita non sia mai lasciata in abbandono coinvolgendo, con il consenso dell’interessato, le sue figure di riferimento, nonché le altre figure professionali e istituzionali.
Il tempo di relazione è tempo di cura.

Art. 5 – Questioni etiche
L'Infermiere si attiva per l'analisi dei dilemmi etici e contribuisce al loro approfondimento e alla loro discussione. Promuove il ricorso alla consulenza etica e al confronto, anche coinvolgendo l’Ordine Professionale.

 Art. 6 – Libertà di coscienza
L’Infermiere si impegna a sostenere la relazione assistenziale anche qualora la persona assistita manifesti concezioni etiche diverse dalle proprie.
Laddove quest’ultima esprima con persistenza una richiesta di attività in contrasto con i valori personali, i principi etici e professionali dell’infermiere, egli garantisce la continuità delle cure, assumendosi la responsabilità della propria astensione.
L’infermiere si può avvalere della clausola di coscienza, ricercando costantemente il dialogo con la persona assistita, le altre figure professionali e le istituzioni.

Capo II  

Responsabilità assistenziale

 Art. 7 – Cultura della salute
L’Infermiere promuove la cultura della salute favorendo stili di vita sani e la tutela ambientale nell’ottica dei determinanti della salute, della riduzione delle disuguaglianze e progettando specifici interventi educativi e informativi a singoli, gruppi e collettività.

 Art. 8 – Educare all’essere professionista
L’Infermiere, nei diversi ruoli, si impegna attivamente nell’educazione e formazione professionale degli studenti e nell’inserimento dei nuovi colleghi.

Art. 9 – Ricerca scientifica e sperimentazione
L’Infermiere riconosce il valore della ricerca scientifica e della sperimentazione. Elabora, svolge e partecipa a percorsi di ricerca in ambito clinico assistenziale, organizzativo e formativo, rendendone disponibili i risultati.

Art. 10 – Conoscenza, formazione e aggiornamento
L’Infermiere fonda il proprio operato su conoscenze validate dalla comunità scientifica e aggiorna le competenze attraverso lo studio e la ricerca, il pensiero critico, la riflessione fondata sull’esperienza e le buone pratiche, al fine di garantire la qualità e la sicurezza delle attività. Pianifica, svolge e partecipa ad attività di formazione e adempie agli obblighi derivanti dal programma di Educazione Continua in Medicina. 

Art. 11 – Supervisione e sicurezza
L’Infermiere si forma e chiede supervisione, laddove vi siano attività nuove o sulle quali si abbia limitata casistica e comunque ogni qualvolta ne ravvisi la necessità.

  Capo III  

Rapporti professionali 

Art.12 – Cooperazione e collaborazione
L’Infermiere si impegna a sostenere la cooperazione con i professionisti coinvolti nel percorso di cura, adottando comportamenti leali e collaborativi con i colleghi e gli altri operatori. Riconosce e valorizza il loro specifico apporto nel processo assistenziale.

 Art. 13 – Agire competente, consulenza e condivisione delle informazioni
L’Infermiere agisce sulla base del proprio livello di competenza e ricorre, se necessario, alla consulenza e all’intervento di infermieri esperti o specialisti. Presta consulenza ponendo i suoi saperi e abilità a disposizione della propria e delle altre comunità professionali e istituzioni.
Partecipa al percorso di cura e si adopera affinché la persona assistita disponga delle informazioni condivise con l’equipe, necessarie ai suoi bisogni di vita e alla scelta consapevole dei percorsi di cura proposti.

 Art 14 – Posizione di protezione
L’Infermiere che rilevi uno stato di alterazione di natura psicofisica di un professionista o di altro operatore nelle sue funzioni, a qualunque livello di responsabilità, si adopera per proteggere e tutelare le persone assistite, la professione e il professionista, anche effettuando le opportune segnalazioni.

Art. 15 – Informazioni sullo stato di salute
L’Infermiere si assicura che l’interessato o la persona da lui indicata come riferimento, riceva informazioni sul suo stato di salute precise, complete e tempestive, condivise con l’equipe di cura, nel rispetto delle sue esigenze e con modalità culturalmente appropriate.
Non si sostituisce ad altre figure professionali nel fornire informazioni che non siano di propria pertinenza.

Art. 16 - Interazione e integrazione
L’Infermiere riconosce l’interazione e l’integrazione intra e interprofessionale, quali elementi fondamentali per rispondere alle richieste della persona.

Capo IV

 Rapporti con le persone assistite

Art. 17 – Rapporto con la persona assistita nel percorso di cura
Nel percorso di cura l’Infermiere valorizza e accoglie il contributo della persona, il suo punto di vista e le sue emozioni e facilita l’espressione della sofferenza.
L’Infermiere informa, coinvolge, educa e supporta l’interessato e con il suo libero consenso, le persone di riferimento, per favorire l’adesione al percorso di cura e per valutare e attivare le risorse disponibili.

Art. 18 – Dolore
L’Infermiere previene, rileva e documenta il dolore dell’assistito durante il percorso di cura. Si adopera, applicando le buone pratiche per la gestione del dolore e dei sintomi a esso correlati, nel rispetto delle volontà della persona.

Art. 19 – Confidenzialità e riservatezza
L’Infermiere garantisce e tutela la confidenzialità della relazione con la persona assistita e la riservatezza dei dati a essa relativi durante l’intero percorso di cura.
Raccoglie, analizza e utilizza i dati in modo appropriato, limitandosi a ciò che è necessario all’assistenza infermieristica, nel rispetto dei diritti della persona e della normativa vigente.

Art. 20 – Rifiuto all’informazione
L’Infermiere rispetta la esplicita volontà della persona assistita di non essere informata sul proprio stato di salute. Nel caso in cui l’informazione rifiutata sia necessaria per prevenire un rischio per la salute di soggetti terzi, l’Infermiere si adopera a responsabilizzare l’assistito, fornendo le informazioni relative al rischio e alla condotta potenzialmente lesiva.

Art. 21 – Strategie e modalità comunicative
L’Infermiere sostiene la relazione con la persona assistita che si trova in condizioni che ne limitano l’espressione, attraverso strategie e modalità comunicative efficaci.

Art. 22 – Privazioni, violenze o maltrattamenti
Salvo gli obblighi di denuncia, l’Infermiere che rileva ed evidenzia privazioni, violenze o maltrattamenti sulla persona assistita, si attiva perché vi sia un rapido intervento a tutela dell’interessato.

Art. 23 – Volontà del minore
L’Infermiere, tenuto conto dell’età e del grado di maturità riscontrato, si adopera affinché sia presa in debita considerazione l’opinione del minore rispetto alle scelte curative, assistenziali e sperimentali, al fine di consentirgli di esprimere la sua volontà.
L’Infermiere, quando il minore consapevolmente si oppone alla scelta di cura, si adopera per superare il conflitto.

Art. 24 – Cura nel fine vita
L’Infermiere presta assistenza infermieristica fino al termine della vita della persona assistita. Riconosce l’importanza del gesto assistenziale, della pianificazione condivisa delle cure, della palliazione, del conforto ambientale, fisico, psicologico, relazionale e spirituale.
L’Infermiere sostiene i familiari e le persone di riferimento della persona assistita nell’evoluzione finale della malattia, nel momento della perdita e nella fase di elaborazione del lutto.

Art. 25 – Volontà di limite agli interventi
L’Infermiere tutela la volontà della persona assistita di porre dei limiti agli interventi che ritiene non siano proporzionati alla sua condizione clinica o coerenti con la concezione di qualità della vita, espressa anche in forma anticipata dalla persona stessa.

Art 26 – Donazione di sangue, tessuti e organi
L’Infermiere favorisce l’informazione sulla donazione di sangue, tessuti e organi quale atto di solidarietà; educa e sostiene le persone coinvolte nel donare e nel ricevere.

Art. 27 – Segreto professionale
L’Infermiere rispetta sempre il segreto professionale non solo per obbligo giuridico, ma per intima convinzione e come espressione concreta del rapporto di fiducia con la persona assistita.
La morte della persona assistita non esime l’Infermiere dal rispetto del segreto professionale.

 Capo V

 Comunicazione

 Art. 28 – Comportamento nella comunicazione
L’Infermiere nella comunicazione, anche attraverso mezzi informatici e social media, si comporta con decoro, correttezza, rispetto, trasparenza e veridicità; tutela la riservatezza delle persone e degli assistiti ponendo particolare attenzione nel pubblicare dati e immagini che possano ledere i singoli, le istituzioni, il decoro e l’immagine della professione.

Art. 29 – Valori nella comunicazione
L’Infermiere, anche attraverso l’utilizzo dei mezzi informatici e dei social media, comunica in modo scientifico ed etico, ricercando il dialogo e il confronto al fine di contribuire a un dibattito costruttivo.

Capo VI

 Organizzazione

Art. 30 – Responsabilità nell’organizzazione
L’Infermiere ai diversi livelli di responsabilità assistenziale, gestionale e formativa, partecipa e contribuisce alle scelte dell’organizzazione, alla definizione dei modelli assistenziali, formativi e organizzativi, all’equa allocazione delle risorse e alla valorizzazione della funzione infermieristica e del ruolo professionale.

Art 31 – Valutazione dell’organizzazione
L’Infermiere concorre alla valutazione del contesto organizzativo, gestionale e logistico in cui si trova la persona assistita per tutelarla.
Formalizza e comunica il risultato delle sue valutazioni al fine di migliorare il contesto stesso.

Art 32 – Partecipazione al governo clinico
L’Infermiere partecipa al governo clinico, promuove le migliori condizioni di sicurezza della persona assistita, fa propri i percorsi di prevenzione e gestione del rischio, anche infettivo, e aderisce fattivamente alle procedure operative, alle metodologie di analisi degli eventi accaduti e alle modalità di informazione alle persone coinvolte.

Art 33 – Documentazione clinica
L’Infermiere è responsabile della redazione accurata della documentazione clinica di competenza, ponendo in risalto l’importanza della sua completezza e veridicità anche ai fini del consenso o diniego, consapevolmente espresso dalla persona assistita al trattamento infermieristico.

Art 34 – Risoluzione dei contrasti
L’Infermiere, qualora l’organizzazione chiedesse o pianificasse attività clinico assistenziali, gestionali o formative, in contrasto con principi, valori e con le norme della professione, a tutti i livelli di responsabilità, segnala la situazione agli organi competenti e si attiva per proporre soluzioni alternative.

Art 35 – Contenzione
L’Infermiere riconosce che la contenzione non è atto terapeutico.
Essa ha esclusivamente carattere cautelare di natura eccezionale e temporanea; può essere attuata dall’equipe o, in caso di urgenza indifferibile, anche dal solo Infermiere se ricorrono i presupposti dello stato di necessità, per tutelare la sicurezza della persona assistita, delle altre persone e degli operatori.
La contenzione deve comunque essere motivata e annotata nella documentazione clinico assistenziale, deve essere temporanea e monitorata nel corso del tempo per verificare se permangono le condizioni che ne hanno giustificato l’attuazione e se ha inciso negativamente sulle condizioni di salute della persona assistita.

Art. 36 – Operatori di supporto
L’Infermiere ai diversi livelli di responsabilità clinica e gestionale pianifica, supervisiona, verifica, per la sicurezza dell’assistito, l’attività degli operatori di supporto presenti nel processo assistenziale e a lui affidati.

Art. 37 – Linee guida e buone pratiche assistenziali
L’Infermiere, in ragione del suo elevato livello di responsabilità professionale, si attiene alle pertinenti linee guida e buone pratiche clinico assistenziali e vigila sulla loro corretta applicazione, promuovendone il continuo aggiornamento.

Art. 38 – Segnalazioni all’Ordine Professionale
L’Infermiere segnala al proprio Ordine le attività di cura e assistenza infermieristica inappropriate e prive di basi, di riscontri scientifici e di risultati validati.

Capo VII  

 Libera professione

Art. 39 – Esercizio della libera professione
L’Infermiere, nell’esercizio libero professionale, si adopera affinché sia rispettata la leale concorrenza e valorizza il proprio operato anche attraverso il principio dell’equo compenso.

Art. 40 – Contratto di cura
L’Infermiere, con trasparenza, correttezza e nel rispetto delle norme vigenti, formalizza con la persona assistita apposito contratto di cura che evidenzi l’adeguata e appropriata presa in carico dei bisogni assistenziali, quanto espresso dalla persona in termini di assenso/dissenso informato rispetto a quanto proposto, gli elementi espliciti di tutela dei dati personali e gli elementi che compongono il compenso professionale.

Art 41 – Sicurezza e continuità delle cure
L’Infermiere che opera in regime di libera professione tutela la sicurezza e la continuità delle cure delle persone assistite anche rispettando i propri tempi di recupero bio-fisiologico.

 Capo VIII

 Disposizioni finali

Art 42 – Libertà da condizionamenti
L’Infermiere e l’Ordine Professionale si impegnano affinché l’agire del professionista sia libero da impropri condizionamenti e interessi nonché da indebite pressioni di soggetti terzi tra cui persone di riferimento, altri operatori, imprese e associazioni.

Art. 43 – Conflitto d’interesse
L’Infermiere che si dovesse trovare in situazione di conflitto di interesse lo dichiara espressamente.

Art. 44 – Contrasto all’esercizio abusivo della professione
L’Infermiere e l’Ordine Professionale contrastano e denunciano l’esercizio abusivo della professione infermieristica e il lavoro sommerso.

Art. 45 – Decoro
L’Infermiere cura la propria persona e il decoro personale.

Art. 46 – Rappresentanza professionale e comunicazione pubblicitaria
L’Infermiere esercita la funzione di rappresentanza della professione con dignità, correttezza e trasparenza. Utilizza espressioni e adotta comportamenti che sostengono e promuovono il decoro e l’immagine della comunità professionale e dei suoi attori istituzionali.
Osserva le indicazioni dell’Ordine Professionale nella informazione e comunicazione pubblicitaria.

Art. 47 – Obbligo di rispetto delle norme
L’Infermiere rispetta le norme e gli adempimenti amministrativi, giuridici e deontologici, che riguardano la professione, anche attenendosi alle linee di indirizzo dell’Ordine Professionale.

Art. 48 – Attività consulenziale e peritale
L’Infermiere non svolge attività di natura consulenziale e peritale se non è in effettivo possesso delle specifiche competenze richieste dal caso.
In ogni caso questa attività deve essere svolta nel rispetto dei principi deontologici caratterizzanti la professione, evitando ogni conflitto di interesse e le situazioni in cui sia limitata la sua indipendenza.
L’Infermiere in ambito peritale interpreta le evidenze del caso sulla base delle conoscenze scientifiche del momento, fornendo pareri ispirati alla prudente valutazione della condotta dei soggetti coinvolti.

Art. 49 – Natura vincolante delle norme deontologiche
Le norme deontologiche contenute nel presente Codice Deontologico sono vincolanti per tutti gli iscritti all’Ordine delle Professioni Infermieristiche; la loro inosservanza è sanzionata dall’Ordine professionale tenendo conto della volontarietà della condotta, della gravità e della eventuale reiterazione della stessa, in contrasto con il decoro e la dignità professionale.

Art. 50 - Ordini Professionali. Enti sussidiari dello Stato
Gli Ordini Professionali recepiscono e attuano le indicazioni normative e regolamentari inerenti al loro essere Enti sussidiari dello Stato.

Art. 51 – Ordini professionali. Codice Deontologico
Gli Ordini delle Professioni Infermieristiche provinciali sono tenuti a recepire il presente Codice e a garantire il rispetto delle norme, nel quadro dell’azione di indirizzo e coordinamento esercitata dalla Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche; sono tenuti inoltre a consegnare ufficialmente o, comunque, a inviare ai singoli iscritti agli Albi, il Codice Deontologico e a tenere periodicamente corsi di aggiornamento e di approfondimento in materia deontologica.

Art. 52 – Ordini professionali e altri ruoli pubblici
L’Ordine Professionale non interviene nei confronti dell’Infermiere impegnato in incarichi politico istituzionali nell’esercizio delle relative funzioni.

Art. 53 – Clausola finale
Ogni altro comportamento che violi il decoro e la dignità professionale è sanzionabile dall’Ordine.

Le presenti norme saranno oggetto di costante monitoraggio da parte della FNOPI al fine di garantirne l’eventuale aggiornamento.

OBIETTIVI DEL CORSO

L’Educazione Terapeutica (ET) è una componente necessaria nel percorso di cura di coloro che si trovano ad affrontare una malattia cronica.  L’ET è anche lo strumento preferenziale per l’infermiere che opera nell’ambito della cronicità e specificatamente nella Malattia Renale Cronica (MRC). In questo ambito la relazione con il paziente, la comprensione dei suoi complessi bisogni di salute e di informazione sono elementi strutturali dell’assistenza infermieristica e necessitano di continui aggiornamenti, acquisizioni e rimodellamenti organizzativi. La prima giornata è aperta al pubblico e saranno affrontati argomenti sul ruolo che i reni svolgono per garantire il benessere della persona, sugli stili di vita che aiutano a prevenire e rallentare il danno renale e quali sono gli indicatori da osservare per monitorare e gestire la MRC, se già presente. Nella seconda parte del convegno gli argomenti trattati saranno indirizzati al professionista infermiere di area nefrologica, con accreditamento ECM. L’obiettivo generale del percorso formativo vuole stimolare una riflessione per gli infermieri rispetto al loro ruolo di “professionisti della salute” rendendoli consapevoli delle proprie potenzialità, abilità e competenze acquisite ed applicate nel loro quotidiano operativo, nei vari ambiti dell’assistenza nefrologica, nelle tre regioni Basilicata, Campania e Puglia. L’aggiornamento professionale oggi non è solo un’esigenza etico-professionale del professionista virtuoso ma è anche un mandato legislativo, una richiesta formale della società verso coloro che per professione si occupano del bene più grande della persona: la salute ed il suo mantenimento.

Comitato scientifico e organizzativa:

  • Anna Giancipoli, Referente Basilicata
  • Giovanni Carbone, Referente Puglia
  • Vincenzo Ferreri, Referente Campania

La Malattia Renale Cronica: cosa c’è da sapere Incontro con la popolazione.
Moderatori: Giovanni Santarsia, Annamaria Giancipoli, Matera

Competenze avanzate in Area Nefrologica
Tavola rotonda conducono:
Giovanni Santarsia, Annamaria Giancipoli, Matera

  • Riconoscimento delle competenze avanzate: lo stato dell’arte 
    Saverio Andreula, Presidente OPI Bari,
  • Le competenze avanzate in nefrologia
    Luigi Apuzzo, Caserta
  • Vigilanza FAV
    Maria Rosa Schiavone, Matera
  • Gli ultrasuoni un utilizzo al passo con i tempi
    Angela Cafaro, Matera

Trapianto: Nuove prospettive
Tavola rotonda conducono: Angelo Saracino, Matera, Giovanni Carbone, Bari

  • Il programma Deck e i trapianti di rene cross-over.
    Loreto Gesualdo, Bari
  • I centri del Sud Italia si confrontano su risultati e approcci di cura
    Basilicata, Bruna Andrisani,
    Puglia, Giovanni Carbone
    Campania, Salvatore De Gregorio

La dieta

Dialisi Domiciliare un modo diverso di assistere il dializzato: modelli a confronto
Tavola rotonda conducono: Cinzia Fabbri, Presidente SIAN, Santarsia Giovanni, Matera

 

 

TERAPIE MIRATE EXTRACORPOREE IN CORSO DI SEPSI

COUPLED PLASMAFILTRATION ADSORPTION: UNA NUOVA TECNOLOGIA PER LA RIMOZIONE DI CATENE LEGGERE CIRCOLANTI 

 L. Agrillo,C. Monari,G. Corsello,L. Vigorito
Servizio di emodialisi - U.O. Nefrologia, Dialisi e ipertensione Dr. Santoro
Policlinico S.Orsola-Malpighi (Bologna)


Le catene leggere circolanti giocano un ruolo importante nella patogenesi dell’insufficienza renale da mieloma multiplo.
Le procedure in grado di rimuovere le catene leggere libere circolanti, in associazione con la chemioterapia, rappresentano quindi un approccio terapeutico logico e razionale.
Tuttavia  l’introduzione delle tecniche plasmaferetiche tradizionali non ha portato a risultati significativi mettendo in discussione l’effiaccia stessa di queste procedure.
Abbiamo studiato un approccio terapeutico alternative utilizzando un trattamento adsorbitivi extracorporeo come la coupled plasmafiltration  adsorption (CPFA).
Questa tecnica si basa sull’uso di un filtro che consente la separazione del plasma dal sangue intero e il passaggio del plasma stesso attraverso una cartuccia contenete una resina adsorbente.
Le resine utilizzate sono di tipo idrofobico con un diametro medio di 75 microns, con pori aventi un diametro medio di 30 nm e con una superficie pari a 700 m2/g.
Abbiamo studiato l’effetto acuto del trattamento con CPFA in 5 pazienti affetti da
Insufficienza renale da mieloma multiplo.
La durata di ogni trattamento è stata di 5 ore; il numero dei trattamenti per ogni paziente è variato da 2 a 7.
Le catene leggere libere circolanti si sono ridotte significativamente per ciascuna seduta con un calo progressivo alla fine del trattamento .
La procedura è stata ben tollerata e i livelli sierici di albumina si sono sempre mantenuti stabili durante ogni trattamento.
Si tratta di uno studio preliminare su un piccolo numero di paziente per un numero limitato di trattamenti.
I risultati preliminari indicano che:

  • La CPFA è un trattamento in grado di rimuovere significative quantità di catene leggere libere circolanti
  • Questa tecnica non richiede infusione di albumina a differenza dei trattamenti dialitici ad elevata permeabilità o alla plasmaferesi
  • Sono necessari studi più allargati per identificare gli schemi di trattamento più efficaci e per verificarne l’utilità clinica in termini di recupero della funzione renale.

 

TRAPIANTO RENALE… LA VITA OLTRE LA MALATTIA! 

 R. Vaccaro
U.O.C. NEFROLOGIA E DIALISI - ASL TO 3 OSPEDALE DI RIVOLI - 


Il trapianto renale rappresenta una possibilità di porre rimedio alla perdita della funzione renale dei reni nativi, cioè quando la terapia medica non è più sufficiente ad aiutare i reni malati a garantire un’adeguata depurazione dell’organismo. I pazienti in insufficienza renale terminale e che vengono sottoposti a trattamento dialitico (emodialisi, dialisi peritoneale) possono CONTEMPORANEAMENTE effettuare gli accertamenti necessari per valutare l’idoneità al trapianto renale ed iscriversi pertanto in LISTA DI ATTESA per TRAPIANTO da donatore cadavere.

Prima di approfondire l’argomento, facciamo riferimento ad alcuni CENNI STORICI:

  1. 1902 PRIMO TRAPIANTO DI RENE sperimentale eseguito da un chirurgo austriaco Ulmann su di un cane
  2. 1946 furono tre giovani chirurghi statunitensi che realizzarono un trapianto di rene in una donna affetta da insufficienza renale acuta
  3. 1954 Murrey realizzò il primo trapianto renale tra gemelli monozigote (a Boston) e per la prima volta venne alloggiato nella fossa iliaca.

Nonostante questi grandi passi avanti gli episodi di rigetto erano numerosi, e solo grazie all’avvento della terapia immunosoppressiva negli anni ’60-’70 hanno notevolmente ridotto tale rischio.

Il trapianto renale rappresenta ad oggi, il trattamento preferenziale per i pazienti affetti da insufficienza renale cronica in quanto è capace di restituire una normale funzionalità renale e restituire ai pazienti, una vita socialmente produttiva in un’alta percentuale di casi. IL TRAPIANTO  E’ LA  PIU’ COMPLETA TERAPIA SOSTITUTIVA DEL RENE, basta quasi sempre un solo rene per condurre una vita normale. Si esegue con un intervento chirurgico (che ha solitamente una durata variabile tra le 2 e le 4 ore) il quale permette di inserire un rene sano, prelevato da un donatore cadavere o donatore vivente, nella parte anteriore dell’addome del paziente (in sede extraperitoneale).

COME FUNZIONA LA LISTA DI ATTESA?

Non tutti i pazienti possono essere sottoposti a trapianto d’organo. Per poter essere considerati idonei ci si deve sottoporre ad una serie di esami per escludere l’eventuale presenza di eventuali malattie (es. malattie cardiovascolari attive, presenza di tossicodipendenza da droghe e da alcool, psicosi gravi, etc.) che controindichino l’intervento e la terapia antirigetto.
Tuttavia il continuo miglioramento delle tecniche chirurgiche e dei farmaci antirigetto ha permesso di estendere la possibilità di sottoporre con successo a trapianto renale un gran numero di pazienti, anche non più giovani. 
Quando un paziente viene considerato idoneo al trapianto, viene iscritto nella LISTA DI ATTESA presso il Centro Trapianti della propria Regione e in seguito, se vuole anche in altri centri di altre Regioni.
L’immissione in Lista è una fase molto importante di tutto il processo del trapianto renale e passa attraverso tappe successive:

  • Raccolta delle informazioni utili per valutare se il paziente è idoneo al trapianto renale
  • Visita collegiale
  • Prelievo per la tipizzazione tissutale

Successivamente all’immissione è prevista una revisione ogni 5 anni per i pazienti con età >a 55 anni e ogni 2 anni per i pazienti con età <a 50 anni. La revisione avviene tramite la compilazione della cartella di revisione che prevede la ripetizione di alcuni esami strumentali eseguiti al momento della prima immissione in lista di attesa.
Le sue caratteristiche immunologiche vengono inserite in un computer, che in caso di disponibilità di rene sceglierà in base alla somiglianza del codice genetico. Dopo che il computer ha selezionato i nomi dei riceventi essi verranno avvertiti telefonicamente e dovranno essere pronti per partire per effettuare il trapianto.

E’ BUONA REGOLA RICORDARE AI PAZIENTI CHE OCCORRE ESSERE SEMPRE RINTRACCIABILI TELEFONICAMENTE!

Il candidato, come già ribadito, deve essere sempre facilmente rintracciabile e disponibile a prepararsi all’intervento, eseguendo, al momento della selezione, un trattamento dialitico e gli accertamenti richiesti, anche se il risultato finale degli esami di compatibilità (CROSS MATCH) o di valutazione del donatore dovessero risultare sfavorevoli ed impedire quindi il trapianto. Solitamente la preparazione al trapianto è quasi sempre notturna, a causa dei tempi di organizzazione della donazione.
Se il candidato e l’organo donato risultano idoneo, il ricevente deve poi raggiungere sollecitamente il centro trapianti (occorre contenere al minimo il tempo intercorrente tra prelievo degli organi e trapianto).Il sistema di allocazione degli organi nella Regione Piemonte si basa su una serie di criteri:

  • Anzianità di lista
  • Età dei riceventi
  • Compatibilità di gruppo sanguigno e HLA donatore-ricevente (HLAàrappresenta nell’uomo il sistema maggiore di istocompatibilità ed è costituito da un gruppo di antigeni presenti sulla superficie cellulare)
  • Caratteristiche genetiche dell’individuo
  • Situazione di urgenza clinica

Presso il CRT (Centro Trapianti Regione Piemonte) è stato sviluppato un programma computerizzato che valuta, per ogni ricevente, quali siano i riceventi più idonei sulla base dei criteri suddetti.

 


R.Vaccaro
 ASL TO 3 OSPEDALE DI RIVOLI - U.O.C. NEFROLOGIA E DIALISI
Primario: Dott. M. Saltarelli
Tel. 011-9551089 Fax 011-9551230  e-mail: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

 

IL BISOGNO DI COMUNICAZIONE DELLA PERSONA NELL’ INGRESSO IN LISTA TRAPIANTO PER AUMENTARE LA COMPLIANCE 

 E.Trastullo, O.Verni Dr. A. Santoro
Servizio di emodialisi U.O. Nefrologia, Dialisi e Ipertensione Dr. A. Santoro, Policlinico S.Orsola-Malpighi, Bologna


Con le persone affette da problemi renali, l’infermiere si trova a fronteggiare problemi sociali e psicologici, oltre alle problematiche tipicamente assistenziali. 

Obiettivo dell’intervento è quello di condividere il lavoro svolto per testare le conoscenze che la persona acquisisce durante il percorso di inserimento in lista trapianto e determinare il gap informativo da colmare. A 36 persone in dialisi, candidate al trapianto renale, già in lista, è stato consegnato un questionario strutturato auto-compilato diviso in 3 sezioni.

Una prima che identifica la popolazione in base a dati anagrafici e culturali.
Età: 67% con un’età compresa tra i 51 e i 71 anni.
Grado di istruzione: 6.45% laureati – 51.61% con diploma di scuole superiori.

Una seconda sezione è volta ad indagare il decorso della malattia in rapporto ai servizi offerti.
Accesso all’ ambulatorio nefrologico:
il 25.81% vi giunge  nella fase terminale della malattia,
un 35.4% è stato seguito per 16-25 aa.

Percorso pre-dialisi:
il 45% è stato indirizzato a un percorso preparativo alla dialisi.

Anni di dialisi:
il 16% dializza da meno di un anno, 
il 52% dializza da 2 o 3 aa.

La terza ed ultima sezione riguarda il grado di soddisfazione circa le informazioni ricevute durante l'inserimento in lista trapianto.

Sono stati proposti 10 items che ripercorrono i passaggi più rilevanti dell’inserimento.

Il grado di soddisfazione è andato calando:
dal 45.2% delle persone soddisfatte per l’inserimento in lista trapianto e dal 54.8% di soddisfatti riguardo le spiegazioni sulla modalità di esecuzione degli esami esplorativi per l’ingresso in lista si è arrivati al 16.1% di soddisfazione riguardo i chiarimenti avuti sugli effetti collaterali dei farmaci anti-rigetto, e  al 12.9% di soddisfazione riguardo le informazioni date sui comportamenti da adottare nell’immediato post trapianto.

Questo intervento ha messo in luce l’importanza della comunicazione sia in termini quantitativi che qualitativi.

La competenza clinica è certamente un requisito essenziale ma deve essere la condizione di base sulla quale si innesta la capacità di entrare in-comunicazione con gli assistiti.

A tal fine si è ritenuto opportuno elaborare uno strumento pertinente e rispondente ai reali bisogni di informazione dei pazienti in lista trapianto come supporto all'attività educativa svolta dagli operatori coinvolti nel processo, auspicando la possibilità di progettare un percorso multidisciplinare per il prossimo futuro.

 

E.Trastullo, O.Verni
Servizio di emodialisi
U.O. Nefrologia, Dialisi e Ipertensione Dr. A. Santoro
tel. 0516362435
Policlinico S.Orsola-Malpighi
Bologna

IL PRIMARY NURSING IN SALA DIALISI 

 Autori: M. Talaia, M. Aiassa M., Audero M., F. Campanelli., M. Canella ,B. Cassetta, G. Colombotto, L. Onnis, Y. Sestak, C. Tonizzo.
S.C.D.U. Nefrologia e Dialisi Direttore Prof. G.P. Segoloni, Centro Dialisi Self S. Vito, A.O. San Giovanni Battista di Torino.


Introduzione
Per superare la concezione comune che l’infermiere in sala dialisi sia solo un tecnico, occorre sperimentare con il paziente dializzato, affetto da una malattia cronica, dei modelli assistenziali che superino il diffuso modello per compiti o funzioni e che si prestino ad un approccio olistico per la presa in carico dei nostri pazienti che necessitano come gli altri di assistenza personalizzata e continuativa. Il primary nursing ben si presta al raggiungimento di elevati standard qualitativi inerenti l’assistenza globale.

Il Centro dialisi Self S. Vito da gennaio 2007 ha adottato il modello assistenziale del primary nursing in sala dialisi con risultati soddisfacenti sul versante dei pazienti e degli infermieri. Ogni infermiere ha in carico tre o quattro pazienti, per essi è il punto di riferimento per i propri bisogni personali e clinici che si indagano periodicamente e per i quali si stila un piano assistenziale rispettando le fasi del processo nursing.

Materiali e metodi
Ricerca su banche dati Pub Med: si riscontra un solo caso statunitense di adozione del primary nursing in sala dialisi

Questionario  sui pazienti per sondare il loro livello di soddisfazione e di percezione di miglioramento della qualità assistenziale.

Questionario sugli infermieri per capire le loro soddisfazioni e difficoltà incontrate con l’adozione di tale modello assistenziale. I questionari sono stati somministrati ai due gruppi dopo sei mesi di sperimentazione.

Implementazione ed utilizzo  di un piano assistenziale per promuovere l’applicazione del processo nursing in sala dialisi.

Campione
21 dei 30 pazienti presenti in sala dialisi perché al momento della somministrazione del questionario, dei 30 pazienti iniziali alcuni sono stati trapiantati ed altri avevano sperimentato il modello da troppo poco tempo. Il campione ha un età anagrafica compresa tra i 25 e 73 anni ed un età dialitica che oscilla tra 2 e 24 anni.

8 infermieri di sesso femminile con età media di 35 anni ed anzianità lavorativa in dialisi tra 1 anno e 10 anni.

Analisi dei risultati
Il 100% degli infermieri ritiene che il Primary nursing ha aumentato la responsabilità e la professionalità in sala dialisi, asserisce che il modello consente di erogare un assistenza personalizzata e rispondente ai bisogni delle persone dializzate, inoltre ha permesso di approfondire le conoscenze cliniche e socio-familiari delle persone prese in carico. L’88% sostiene che è aumentata l’autonomia decisionale nei confronti delle cure ed ha permesso di realizzare il processo nursing in sala dialisi. Le difficoltà maggiori si sono incontrate per la stesura dei piani di assistenza non essendo abituati ad un lavoro di tipo intellettuale ma fondamentalmente tecnico.

I pazienti ritengono che i cambiamenti siano stati positivi in quanto il rapporto con gli infermieri e diventato più collaborativo, le informazioni sull’andamento clinico sono puntuali e chiare e l’ascolto è costante, nonché continuativa la comunicazione. I pazienti non desiderano cambiare l’infermiera di riferimento ed il modello assistenziale.

Discussione
La sperimentazione condotta da gennaio a giugno 2007 (ma tutt’ora in corso) ha dato risultati soddisfacenti sia sui pazienti che sugli infermieri. I punti critici riguardano gli infermieri, per i quali è aumentato il carico di lavoro e l’impegno mentale nei confronti della pianificazione assistenziale. Per far fonte a quest’ultima difficoltà dal mese di marzo 2008 si svilupperà un corso di formazione specifico mirato alla facilitazione della compilazione del piano d’assistenza. Il corso accreditato, inizialmente concepito per gli infermieri coinvolti nella sperimentazione, è stato poi aperto a tutti gli infermieri della nostra Struttura Complessa ed inoltre hanno chiesto di parteciparvi infermieri di altri centri dialisi torinesi. Vorremmo con i nostri risultati trasmettere degli stimoli per il cambiamento dei modelli assistenziali in sala dialisi, la crescita professionale ed il miglioramento della qualità di vita delle persone emodializzate.

I TRAPIANTI NON CONVENZIONALI
(PRE-EMPTIVE, TX DA VIVENTE) 

 S. Stefoni Direttore U.O. Nefrologia, Dialisi e Trapianto,
Policlinico S. Orsola Malpighi - Università di Bologna, Bologna


L’insufficiente numero di organi disponibili per il trapianto renale è oggi un problema di grande importanza che ha portato a sviluppare strategie alternative per aumentare il pool dei donatori disponibili. Una di queste strategie è l’utilizzo di quei donatori che vengono definiti “marginali”. I criteri che definiscono un donatore come marginale sono l’età > 60 anni, l’ ipertensione arteriosa, la clearance della creatinina < 50 ml/min e la causa di morte per evento cerebrovascolare.  Il trapianto renale, è noto, migliora la qualità di vita e prolunga la sopravvivenza dei pazienti con insufficienza renale cronica. La sopravvivenza dei pazienti che ricevono un rene da donatore marginale risulta inferiore rispetto ai donatori non marginali verosimilmente perché questi reni sono più sensibili agli insulti pre e post trapianto e hanno una minor capacità riparativa. Una possibile strategia è quindi quella di ridurre o eliminare i fattori di rischio che sono causa del danno parenchimale, in particolare: 
 
 mantenere una buona perfusione degli organi prima dell’espianto
 
 ridurre il tempo di ischemia fredda
 
 valutare attentamente lo score istologico per avviare programmi di doppio trapianto
 
 scegliere il donatore in base a programmi “old to old”
 
 ottimizzare la terapia immunosoppressiva con l’uso di farmaci per l’induzione e minimizzando l’uso di inibitori della calcineurina, grazie all’uso dei nuovi farmaci oggi a disposizione (inibitori del segnale di proliferazione, inibitori della sintesi di DNA)
 

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